Rotta dei Torti sorgeva sulla sponda destra dello Scrivia alla confluenza del Po. Era la più importante frazione (villa) di Castelnuovo Scrivia in quanto qui c’era il guado del Po.
L’abitato fu inghiottito dalle acque e la sua fine ebbe inizio con l’eccezionale piena del 1801 che si concluse con quella del 1887.
Di Rotta si hanno notizie a partire dal 410 quando, Alarico passò con il suo esercito per la bassa valle Scrivia lasciando un nutrito presidio a difesa del guado del Po. La parrocchia era dedicata a San Michele e constava di 190 anime. Le famiglie più importanti di Rotta dei Torti furono quelle dei Galli e dei Torti.
Bosco d’Este, nel 1443, conferma la sudditanza di Molino de’ torti a Castelnuovo che dura fino al 1664, quando la comunità si sollevò e ottenne di amministrarsi da se, esperimento che dura però pochissimi anni. Solo nel 1788 ottenne di far comune a sé.
La sua parrocchia risale al 1500, prima infatti dipendeva da quella di Rotta che fu soppressa nel 1887 perché corrosa dal fiume Po e le abitazioni erano già state spostate nel luogo attuale che era una semplice frazione del villaggio, abbandonando le loro case perché sistematicamente abbattute ad ogni piena del Po;
La chiesa attuale sorge sull’area dell’antico oratorio di San Francesco e venne costruita all’inizio del secolo scorso. Il campanile è del 1928
Il territorio
Molino dei Torti si trova in provincia di Alessandria, a pochi chilometri da Castelnuovo Scrivia e Tortona, sulla riva destra del fiume Scrivia, in prossimità della confluenza di quest’ultimo con il Po.
Il territorio del Comune di Molino dei Torti è situato nella pianura alessandrina ed è ascrivibile, dal punto di vista geomorfologico, ai depositi alluvionali da mediamente recenti a recenti. Si tratta di suoli tendenzialmente calcarei, privi di limitazioni, adatti ad un ampia scelta di colture agrarie. L’economia agricola è fortemente incentrata sulle produzioni orticole (aglio, cipolle, patate, piselli e sedani) mentre le altre utilizzazioni prevalenti sono rappresentate dalla bietola da zucchero, dai cereali vernini (frumento, orzo) e dai cereali estivi (mais).
Personaggi: Giacomo Gorrini (1859-1950)
Giacomo Gorrini è nato a Molino dei Torti (Alessandria) nel 1859 ed è morto a Roma nel 1950. Compiuti gli studi letterari segue dei corsi di perfezionamento a Firenze e a Berlino maturando competenze nel campo della ricerca storica e dell’archivistica. Viene nominato direttore dell’Archivio del Ministero degli Esteri. Nel 1887 è nominato membro della Societé d’Histoire Diplomatique di Parigi. Gorrini è considerato ad oggi il fondatore dell’Archivio Diplomatico degli Affari Esteri del Ministero italiano, in quanto ha promosso la creazione di un archivio centrale autonomo, una sorta di memoria storica dell’intera attività diplomatica italiana. Consegue una seconda laurea in giurisprudenza a Napoli e a 35 anni è libero docente in storia moderna a Firenze e poi a Roma. Dal 1911 al 1915, data di inizio della soluzione finale della questione armena, è console di Trebisonda, alla cui giurisdizione appartenevano i vilayet dell’Armenia turca. E’ testimone oculare della deportazione e dei massacri degli armeni, ma l’entrata in guerra dell’Italia contro la Turchia lo costringe, nell’agosto del 1915, ad una fuga precipitosa. Al quotidiano di Roma “Il Messaggero”, il console Giacomo Gorrini rilascia un’intervista nella quale descrive con precisione, passione e grande partecipazione, le sue vicissitudini e quelle del popolo armeno. L’intervista appare sul quotidiano il 25 agosto con il titolo “Orrendi episodi di ferocia musulmana contro gli armeni”. Dopo la fine della guerra, con la disfatta degli Imperi centrali, Gorrini riceve l’incarico di preparare uno studio sull’Armenia. Presenterà il 14 novembre 1918 un “Memoriale”, base di partenza per le discussioni di Sèvres, di Ginevra, di Losanna. Viene anche nominato Ambasciatore presso la Repubblica Autonoma Indipendente di Yerevan, definita da lui stesso “effimera creazione statale”, che durerà fino al 1920, liquidata poi dalla soluzione kemalista con l’appoggio delle potenze europee in funzione antisovietica. Nel trattato di Losanna non si fece più alcun cenno alla questione armena. Nel 1940 Gorrini pubblica uno scritto sulla questione armena con il titolo “Testimonianze”, in un momento in cui il mondo è scosso dalla catastrofe della seconda guerra mondiale. Ha accettato di rompere quello che egli stesso definiva “lo scrupoloso silenzio di anni”, mostrando di aver continuato il suo silenzioso colloquio con le vittime del genocidio. È, in ordine, l’ultimo degli appelli dopo quello di Anatole France, Armin T. Wegner, Fridtjof Nansen. Suona come un’invocazione affinchè agli armeni venga assicurata una patria stabile ed è carico della consapevolezza che la giustizia internazionale prima o poi avrebbe finito per imporsi riconoscendo agli armeni il loro statuto di vittime di un genocidio negato e dimenticato. Il 31 ottobre del 1950, all’età di 91 anni, Giacomo Gorrini muore a Roma. La sua terra tombale è stata tumulata a Yerevan nel muro della memoria di Dzidzernagapert il 25 maggio 2001.
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